La “Scuola Svizzera” o Swiss Style, nata a Zurigo e Basilea negli anni ’50 del XX secolo, ha come caratteristiche le griglie rigorose per organizzare lo spazio, la tipografia sans-serif (Helvetica, Univers, Akzidenz Grotesk…) e un uso minimale del colore (spesso rosso, nero, bianco, grigio).
Il primo obiettivo era la comunicazione chiara senza però dimenticare l’aspetto estetico.
Uno dei capostipiti della scuola svizzera su Josef Müller-Brockmann; i cardini del suo linguaggio, e anche di tutta la scuola svizzera, sono:
- Chiarezza – Informazioni presentate senza ambiguità
- Ordine – Organizzazione sistematica degli elementi
- Funzionalità – Progettazione al servizio dello scopo
- Universalità – Comunicazione che trascende le barriere linguistiche

La forte enfasi sulla chiarezza, sull’ordine e sull’efficacia della comunicazione visiva ne hanno decretato la longevità: gli esempi di grafiche ispirate allo stile svizzero hanno continuato a ispirare i creativi e i tecnici anche negli anni successivi, un bellissimo esempio è la mappa/infografica della metropolitana di New York City progettata nel 1989 da Massimo Vignelli (ne ho parlato qui).
Ancora oggi molti graphic designer creano poster e impaginati che si rifanno allo stile “svizzero”.

Negli anni ’50 il digitale non c’era ancora, si progettava su grandi tavoli di montaggio e i manufatti erano poster per mostre e musei, volantini, riviste. Era -quasi- tutto in Helvetica (il carattere tipografico, nato nel 1957, è ancora oggi uno dei più usati al mondo), bianco/nero/rosso, griglie rigide.

Nel 2025 i grafici creano poster digitali o fisici usando le stesse regole formali ma con nuove varianti: gradienti, 3D leggero, effetti glitch, ma sempre su struttura ordinata e orientati alla massima leggibilità.


Per approfondire, come al solito, suggerisco di partire da Wikipedia
https://en.wikipedia.org/wiki/Swiss_Style_(design)






