Categoria: creatività

  • Le copertine dei dischi jazz della “Blue Note Records”

    Le copertine dei dischi jazz della “Blue Note Records”

    Classe, eleganza, minimalismo, modernismo all’ennesima potenza: parole che si accoppiano alla perfezione con il sound che usciva dai solchi dei vinili contenuti nelle copertine che diventano le immagini DEFINITIVE del jazz. Reid Miles (1927-1993) progettò le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, oltre 500, tra i primi anni ’50 e il 1967.

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    Da dove arriva il jazz

    (Cosa penso io della musica jazz)

    Chi era Reid Miles

    Anche Miles non amava particolarmente il jazz e buona parte dei dischi che la Blue Note puntualmente gli mandava finivano in regalo agli amici, ma il suo ruolo nell’imporre l’etichetta nell’immaginario collettivo fu basilare.

    Stile asciutto, essenziale, rigoroso, semplice ma personale e distintivo, Miles interviene quasi sempre sui soggetti delle foto di Francis Wolff (tra i fondatori della Blue Note con Alfred Lion e Max Margulis, scattò circa 30.000 foto delle numerosissime sessions da cui furono tratti i capolavori dell’etichetta), aggiungendo qualche sfumatura, assorbendoli o avvolgendo con pochi tratti grafici o facendoli esplodere di colore elettrico, pulsante, nervoso, come un assolo di hard bop…

    Le copertine della Blue Note furono fonte inesauribile di ispirazione per i giovani modernisti di cui incarnavano l’urgenza, la freschezza, lo sguardo al futuro, la velocità, la gioventù.

    Le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, il “linguaggio visivo” di Reid Miles

    Le copertine dei dischi jazz, soprattutto nel periodo d’oro tra gli anni Quaranta e Settanta, presentano uno stile grafico molto riconoscibile e coerente. Uno degli elementi più evidenti è l’uso della tipografia, spesso audace, geometrica e sperimentale. I caratteri sans-serif, come Helvetica o Futura, vengono impiegati non solo per chiarezza, ma anche come strumenti espressivi: i titoli possono occupare molto spazio, interagire visivamente con le immagini o essere disposti in modi inaspettati, anche inclinati o sovrapposti.

    La composizione visiva tende a essere minimalista: i designer preferivano un uso limitato del colore, spesso con campiture piatte o una bicromia essenziale, e facevano largo uso dello spazio negativo per creare equilibrio e respirazione visiva. L’impatto non nasceva dall’abbondanza degli elementi, ma dalla loro disposizione accurata.

    Un’altra caratteristica molto frequente è l’impiego di fotografie in bianco e nero, quasi sempre ritratti degli artisti. Questi scatti, spesso realizzati in studio o durante le esibizioni, catturano momenti di concentrazione, espressione e movimento, con un uso marcato di luci e ombre. Quando invece non veniva usata la fotografia, le copertine ricorrevano a illustrazioni astratte e moderniste: forme geometriche, texture e pattern ispirati all’arte concreta, al Bauhaus, all’astrattismo o al cubismo.

    Una gallery delle mie preferite

    Qui sotto alcuni esempi, le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, alcune dei veri capolavori della progettazione grafica. Principalmente di Reid ma anche di Andy Warhol, così per dire…

    Una prima gallery con uno stile più fotografico:

    …e una seconda con uno stile più “tipografico” e/o illustrativo

    Copertine per Kenny Dorham, Curtis Fuller, Herbie Hancock, Donald Byrd, Dexter Gordon, Kenny Burrell, Art Blakey, Sonny Rollins, John Coltrane, Grachan Moncur, Sonny Clark, Miles Davis, Hank Mobley, Johnny Griffin, Lou Donaldson, Freddie Hubbard, Lee Morgan, Horace Parlan, Joe Henderson, Horace Parlan, Jackie McLean.

    La Blue Note non è però l’unica casa discografica che si occupava (e si occupa) in prevalenza di jazz; anche la Impulse! e la Prestige, ebbero un ruolo fondamentale nella creazione dell’estetica del jazz.

    Logo Blue Note Records

    Per concludere qualche link

    Un altro mio articolo che parla del legame tra la musica e la grafica: Wes Wilson.

    Reid Miles su Typeroom

    La blue Note su Wikipedia

    Le copertine Blue Note su Wikipedia

    Reid Miles al MoMA di NYC

  • Miti: Saul Bass//

    Miti: Saul Bass//

    Saul Bass ha avuto un impatto significativo nel modo in cui i film venivano presentati al pubblico

    Saul Bass (1920-1996) è stato un influente graphic designer e cineasta statunitense, noto soprattutto per i suoi innovativi poster cinematografici e titoli di apertura. Nato a New York, Bass si trasferì a Los Angeles, dove iniziò la sua carriera nel graphic design. Negli anni ’50, guadagnò notorietà per il suo lavoro con celeberrimi registi come Alfred Hitchcock, per il quale creò i celebri titoli di apertura per “Psycho” e “Vertigo”, e Otto Preminger. Saul Bass ha avuto un impatto significativo nel modo in cui i film venivano presentati al pubblico.

    Uno stile unico

    Bass si distinse per il suo stile audace e minimalista, utilizzando forme geometriche e colori vivaci per catturare l’essenza dei film. I suoi poster, come quelli per “The Man with the Golden Arm” e “West Side Story”, non solo pubblicizzavano i film, ma raccontavano anche storie visive, diventando opere d’arte a sé stanti. La sua capacità di sintetizzare temi complessi in immagini semplici ha rivoluzionato il design dei poster cinematografici.

    I lavori per il cinema, poster

    Saul Bass ha lavorato con alcuni dei registi più famosi della storia del cinema. Ad esempio, ha collaborato con Alfred Hitchcock, creando i titoli di apertura per film come “Vertigo” nel 1958, “Psycho” nel 1960 e “North by Northwest” nel 1959.
    Anche Otto Preminger è stato un suo grande cliente; per lui ha realizzato i poster di “The Man with the Golden Arm” nel 1955, “Anatomy of a Murder” nel 1959 e “Advise & Consent” nel 1962.

    Non possiamo dimenticare Martin Scorsese, con cui ha lavorato per “Goodfellas” nel 1990 e “Casino” nel 1995, creando dei poster memorabili.
    Billy Wilder lo scelse per il poster di “The Seven Year Itch” nel 1955, mentre Stanley Kubrick si affidò a lui per il poster di “Spartacus” nel 1960. Infine, c’è anche Jasper Johns, per il quale Bass realizzò il poster di “The Big Knife” nel 1955. Anche il poster di “West Side Story“, diretto nel 1961 da Jerome Robbins e Robert Wise è un suo straordinario lavoro.
    Una lista di collaborazioni impressionante.

    Si possono vedere alcune sequenze d’apertura su artofthetitle.com.

    Lavori per altre aziende, loghi

    Saul Bass ha progettato anche loghi per aziende importanti e conosciute in tutto il mondo -non voglio nemmeno citarle!- basta la galleria di immagini qui sotto!

    Oltre a creare poster e titoli di testa Bass ha diretto alcuni film e ha collaborato con altri registi. La sua eredità continua a influenzare designer e cineasti contemporanei.

    Influenze e citazioni…

    Lo stile di Bass fu altamente innovativo ed è stato ripreso tante volte. Le sagome appaiono disegnate grossolanamente, il lettering spesso sembra tracciato a mano, con glifi irregolari e molto dinamici.

    Tra i tanti omaggi più o meno recenti alla grafica di Bass troviamo il poster di “Clockers” di Spike Lee, la versione teatrale di “Burn after reading” dei fratelli Coen, la copertina del disco “Hardest Button to Button” dei White Stripes. Lo ritroviamo anche nello stile adottato dall’onda della musica acid jazz con gruppi come Galliano e Incognito.

    Per approfondire:

  • Intelligenza artificiale generativa

    Intelligenza artificiale generativa

    L’intelligenza artificiale generativa crea contenuti nuovi e originali, come testi, immagini, musica o video, utilizzando modelli di apprendimento automatico addestrati su grandi quantità di dati esistenti. Questi modelli analizzano e comprendono schemi nei dati per generare nuove opere che sembrano (non sempre…) create da esseri umani.
    Applicazioni comuni includono la generazione di immagini realistiche, la scrittura di articoli, la composizione musicale e la creazione di design grafici, facilitando e accelerando la produzione creativa in vari settori.

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  • Miti: Alton Kelley//

    Miti: Alton Kelley//

    Alton Kelley maestro del poster psichedelico, contemporaneo di Wes Wilson, è stato un altro di quei grafici che hanno cambiato lo stile e la storia di questa arte. Ispirato senza dubbio da Alphonse Mucha e Toulouse-Lautrec portò la progettazione grafica del poster musicale ad un altro livello.

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  • Miti: Giovanni Battista Piranesi – il gusto delle rovine//

    Miti: Giovanni Battista Piranesi – il gusto delle rovine//

    Grande architetto e incisore dell’VIII secolo Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, Treviso, 1720 – Roma, 1778) ci ha lasciato una bellissima collezione di immagini, dettagli architettonici o manufatti artistici, che sono ancora una grande fonte di ispirazione per i visual designer.

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  • Un film che non esiste (ma potrebbe)

    Un film che non esiste (ma potrebbe)

    Un documentarista americano, il regista cileno Alejandro Jodorowsky, le foto di scena di un prequel (?) del film “Tron” (Disney, 1982 – qualcuno se lo ricorderà) girato prima dell’originale…

    Ma soprattutto l’intelligenza artificiale che in questo inizio di 2023 sembra dominare la scena tech come mai prima, con openAI (ChatGPT), Midjourney e altre realtà che ci stanno facendo toccare con mano cosa possono fare questi software che tentano, sempre meno goffamente, di imitare la mente umana.

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  • Type foundry da seguire//

    Type foundry da seguire//

    Da quando il Signor Gutemberg —qui sopra— ha introdotto in Europa la stampa a caratteri mobili (1454) inventata dal cinese Bi Sheng circa 400 anni prima, sono cambiate tante cose. Alcune Type foundry da seguire.

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  • Campagna affissioni Radio24//

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