Classe, eleganza, minimalismo, modernismo all’ennesima potenza: parole che si accoppiano alla perfezione con il sound che usciva dai solchi dei vinili contenuti nelle copertine che diventano le immagini DEFINITIVE del jazz. Reid Miles (1927-1993) progettò le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, oltre 500, tra i primi anni ’50 e il 1967.
Leggi tutto: Le copertine dei dischi jazz della “Blue Note Records”Da dove arriva il jazz
(Cosa penso io della musica jazz)
Il jazz non è in vetta alla classifica della mia musica preferita anche se ci sono cose davvero bellissime.
La musica jazz è un oceano di roba, impossibile non trovarci qualcosa che ti piaccia, ma anche per questa vastità ha un’aura di musica colta, per iniziati, grazie anche a tanti professorini che ne parlano come di qualcosa di sacro e a certe jam session davvero ostiche. In realtà il jazz nasce, come il blues, come la più popolare delle musiche, nei locali (ma anche nelle strade) frequentati dagli afroamericani a cavallo tra ‘800 e ‘900, nel sud degli USA.
Negli anni venti del ‘900 il jazz diventò una moda e si vedevano (sigh) teatri pieni di bianchi seduti ad applaudire orchestre jazz di soli neri, come fu il caso di Duke Ellington. Ma chiedo scusa, sto divagando…
Chi era Reid Miles
Anche Miles non amava particolarmente il jazz e buona parte dei dischi che la Blue Note puntualmente gli mandava finivano in regalo agli amici, ma il suo ruolo nell’imporre l’etichetta nell’immaginario collettivo fu basilare.
Stile asciutto, essenziale, rigoroso, semplice ma personale e distintivo, Miles interviene quasi sempre sui soggetti delle foto di Francis Wolff (tra i fondatori della Blue Note con Alfred Lion e Max Margulis, scattò circa 30.000 foto delle numerosissime sessions da cui furono tratti i capolavori dell’etichetta), aggiungendo qualche sfumatura, assorbendoli o avvolgendo con pochi tratti grafici o facendoli esplodere di colore elettrico, pulsante, nervoso, come un assolo di hard bop…
Le copertine della Blue Note furono fonte inesauribile di ispirazione per i giovani modernisti di cui incarnavano l’urgenza, la freschezza, lo sguardo al futuro, la velocità, la gioventù.
Le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, il “linguaggio visivo” di Reid Miles
Le copertine dei dischi jazz, soprattutto nel periodo d’oro tra gli anni Quaranta e Settanta, presentano uno stile grafico molto riconoscibile e coerente. Uno degli elementi più evidenti è l’uso della tipografia, spesso audace, geometrica e sperimentale. I caratteri sans-serif, come Helvetica o Futura, vengono impiegati non solo per chiarezza, ma anche come strumenti espressivi: i titoli possono occupare molto spazio, interagire visivamente con le immagini o essere disposti in modi inaspettati, anche inclinati o sovrapposti.
La composizione visiva tende a essere minimalista: i designer preferivano un uso limitato del colore, spesso con campiture piatte o una bicromia essenziale, e facevano largo uso dello spazio negativo per creare equilibrio e respirazione visiva. L’impatto non nasceva dall’abbondanza degli elementi, ma dalla loro disposizione accurata.
Un’altra caratteristica molto frequente è l’impiego di fotografie in bianco e nero, quasi sempre ritratti degli artisti. Questi scatti, spesso realizzati in studio o durante le esibizioni, catturano momenti di concentrazione, espressione e movimento, con un uso marcato di luci e ombre. Quando invece non veniva usata la fotografia, le copertine ricorrevano a illustrazioni astratte e moderniste: forme geometriche, texture e pattern ispirati all’arte concreta, al Bauhaus, all’astrattismo o al cubismo.
Una gallery delle mie preferite
Qui sotto alcuni esempi, le copertine dei dischi jazz della Blue Note Records, alcune dei veri capolavori della progettazione grafica. Principalmente di Reid ma anche di Andy Warhol, così per dire…
Una prima gallery con uno stile più fotografico:
…e una seconda con uno stile più “tipografico” e/o illustrativo
Copertine per Kenny Dorham, Curtis Fuller, Herbie Hancock, Donald Byrd, Dexter Gordon, Kenny Burrell, Art Blakey, Sonny Rollins, John Coltrane, Grachan Moncur, Sonny Clark, Miles Davis, Hank Mobley, Johnny Griffin, Lou Donaldson, Freddie Hubbard, Lee Morgan, Horace Parlan, Joe Henderson, Horace Parlan, Jackie McLean.
La Blue Note non è però l’unica casa discografica che si occupava (e si occupa) in prevalenza di jazz; anche la Impulse! e la Prestige, ebbero un ruolo fondamentale nella creazione dell’estetica del jazz.

Per concludere qualche link
Un altro mio articolo che parla del legame tra la musica e la grafica: Wes Wilson.





























